Today we’re talking about “fake news.” Unfortunately, this is an increasingly topical and deeply saddening issue for those who believe in science and its progress. Through false promises, many influencers, often without any medical qualifications, deceive our cancer patients, boasting inconsistent treatments and diverting them from the safest and most effective path. Indeed, it’s quite easy to post a video that solemnly claims “a study has shown that…” because it sounds convincing even without specifying which study, on how many people, in which journal, and with what limitations. Unfortunately, people are generally unable to distinguish the quality, methodological soundness, reproducibility of results, and clinical relevance of a study. A generic citation may seem authoritative, but only a critical evaluation of the evidence allows us to distinguish between science and speculation. Social media is now teeming with “cancer influencers,” or figures who discuss oncology without adhering to the rules of scientific rigor. And unfortunately, even the least accurate content gets views and shares. However, the real evidence is not measured in “likes” or “views” but in its ability to truly improve the length and quality of life of patients.
Oggi parliamo di “fake news”. Purtroppo un tema sempre più attuale e molto triste per chi crede nella scienza e nei suoi progressi. Attraverso false promesse, infatti molti influencer, spesso senza alcun titolo nel campo medico, raggirano le nostre pazienti affette da tumore, millantando terapie inconsistenti e distogliendole dal percorso più sicuro ed efficace. Infatti, è piuttosto facile postare un video che si appoggi con tono solenne a “Uno studio ha dimostrato che…”, perchè suona convincente anche senza indicare quale studio, su quante persone, in quale rivista e con quali limiti. Purtroppo le persone mediamente non sono in grado di discriminare la qualità, la solidità metodologica, la riproducibilità dei risultati e la rilevanza clinica di uno studio, e una citazione generica può sembrare autorevole, ma solo la valutazione critica delle evidenze ci permette di distinguere tra scienza e suggestione. I social pullulano oramai di “cancer influencers”, ovvero figure che parlano di oncologia senza rispettare le regole del rigore scientifico. E putroppo, anche i contenuti meno accurati ottengono visualizzazioni e condivisioni.
Tuttavia, la vera evidenza non si misura in “like” o in “views”, ma nella sua capacità di migliorare davvero la durata e la qualità di vita delle pazienti.

